Home > 2007, LA RETE, libri > Il dottore dei sogni

Il dottore dei sogni

di Massimo Schinco

Dall’editore lulu.com arriva “La madre nei sogni del bambino. Saggio di interpretazione dei sogni come fantasie fetali” di Francesco Mina.
Il libro, che esce tredici anni dopo la morte dell’Autore, è curato da Massimo Schinco, psicologo e psicoterapeuta, didatta del Centro Milanese di Terapia della Famiglia.
“La madre nei sogni del bambino” è acquistabile su www.lulu.com/content/706763

Questo libro contiene una selezione dei manoscritti incompiuti e inediti di Francesco Mina, psicoterapeuta e studioso torinese scomparso nel 1994. Gli scritti di Mina prospettano una visione del fenomeno del sogno e delle sue possibili interpretazioni a scopo psicoterapeutico largamente ispirata dalla tradizione psicoanalitica ma rivista in una chiave antropologicamente originale e aperta alle dimensioni dello spirito, o comunque a visioni “di frontiera” rispetto ai temi della mente, della memoria, della fantasia. Anche se trattato in modo scientifico, il tema è suggestivo e attinente all’esperienza di ognuno, e lo stile di Mina concilia capacità di ragionamento stringente con un afflato poetico che rende la lettura estremamente coinvolgente.

Come piccolo saggio, basti il capoverso riportato in quarta di copertina:

“Il sogno è un piccolo teatro nella notte, dove si recita la commedia umana. Mentre siamo sepolti nel sonno e quasi morti, la memoria totale si confronta con la fantasia assoluta e con il desiderio divino che l’ispira. Attraverso il confronto tra il finito dell’essere e l’infinito dell’aspirazione, l’uomo fabbrica il suo destino quotidiano di gioie e di dolori che lo accompagna, fino alla morte, per tutto il tempo della vita.”

I lettori de “La Rete” sono in larghissima maggioranza di scuola sistemica. Perché dunque proporre loro un libro che è molto difficile collocare all’interno di una qualsiasi “scolastica” e quindi sistemico, perlomeno a rigor di termini, non è?

In realtà vi sono diverse buone ragioni per accostarsi al pensiero di questo studioso che si configura come una sorta di “privat denker”, seminatore cioè di una linea di pensiero eterodossa e – qualora con il tempo se ne confermeranno le ipotesi – profetica.

Una ragione è di tipo generale: per quanto le scuole siano importanti non solo come istituzioni formative, ma anche come scuole di pensiero, l’appartenenza ad una scuola comporta molti rischi, in quanto l’autoreferenzialità e l’endogamìa sono sempre in agguato. Quindi è salutare, almeno ogni tanto, “mettere il naso fuori”.

Entrando nel merito, poi, vi sono ragioni più specifiche.

Una, che mi sta particolarmente a cuore, riguarda l’ipotesi – necessaria per accettare le argomentazioni sviluppate nel testo – che la mente non sia confinata all’interno del cervello, e che quindi le sue attività e anche i processi di pensiero e coscienza non dipendano unilateralmente dalle attività cerebrali. Questa ipotesi – molto importante per tutto ciò che riguarda i fenomeni non-locali in psicoterapia, la trasmissione di lealtà intergenerazionali etc. – sta guadagnando lentamente terreno con il conforto delle scienze fisiche, benché il cammino di queste ultime sia necessariamente lento e prudente.

I concetti di fantasia infinita e memoria totale illustrati da Francesco Mina, che a questa ipotesi si appoggiano, ci aiutano a capire meglio ciò che le persone fanno e a superare il razionalismo proprio della tradizione sistemica. Ci sono temi, come quello della colpa e della responsabilità, che sollevano notevoli interrogativi di ordine antropologico. Mina li affronta in una chiave di evidente derivazione psicoanalitica, quindi non moralistica o giudicante, ma che in senso stretto psicoanalitica non è. E difatti, nonostante gli evidenti legami con la psicoanalisi inglese, con il pensiero di Lacan, di Bion e di Fornari, Mina esce dalla tradizione psicoanalitica, come si vede bene quando tratta della fantasia, del desiderio e della coscienza. Per quanto riguarda la prima, il suo pensiero è più vicino alla tradizione della psicologia analitica. Per quanto riguarda i secondi se ne distacca invece in modo radicale, sostenendo una visione personalistica che gli junghiani difficilmente accetterebbero, e che peraltro non è riconducibile alla metapsicologia propria degli psicoanalisti.

C’è ancora una ragione importante: benché condotta con mezzi umili e fuori da istituzioni accademiche, il libro è figlio di una ricerca imponente per un uomo solo (la comparazione di circa 46.000 sogni), e con molta umiltà invoca l’ulteriore vaglio del metodo scientifico.

Vero è che, negli ultimi anni, i fondamenti epistemologici su cui fondiamo il nostro lavoro psicoterapeutico si sono fatti piuttosto complessi. Talvolta mi chiedo però se dietro la complessità non si nascondano anche confusione antropologica, idee poco chiare, presunzione.

Il libro di Mina è comprensibile da tutti, eppure non è affatto un libro ingenuo.

Per tutti questi motivi, e non solo per il legame profondo e affettuoso che strinsi a suo tempo con l’Autore, vi invito alla lettura di questo libro stimolante e profondo.

Annunci
  1. Al momento, non c'è nessun commento.
  1. No trackbacks yet.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: