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Ricordi di John Von Neumann

ottobre 8, 2006

di Guido Veronese e Stefano De Vecchi

Guido Veronese: laureato a Padova in Psicologia ad indirizzo clinico e di comunità, Guido Veronese è psicoterapeuta della famiglia, della coppia e dell’individuo e mediatore famigliare di orientamento sistemico. Dottore di ricerca (Phd) in Psicologia Clinica, collabora come ricercatore assegnista con la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli studi di Milano Bicocca. Svolge attività clinica privatamente e come consulente presso il consultorio accreditato della clinica Mangiagalli di Milano. Si occupa di psicologia dell’emergenza in collaborazione con l’Institue for Family Therapy and research “Al Madina” di Nazareth.
Collabora con l’Associazione Shinui – Centro di Consulenza sulla Relazione di Bergamo.

John Von Neumann (1903-1957) è uno tra le più eminenti personalità espresse dalla comunità scientifica nel XX secolo; matematico dai molteplici interessi, a esso si devono fondamentali contributi in discipline che spaziano dalla fisica quantistica, alla fluidodinamica, dall’economia e dalla logica fino all’applicazione al linguaggio informatico – di cui von Neumann è padre fondatore – dei fondamenti delle nascenti teorie dei sistemi. Enfante prodige della matematica e non solo (a sei anni conversava in greco antico con il padre!), insieme a Wiener getterà, seppur da punti di vista in larga misura antitetici, la base della nascente disciplina cibernetica. Figlio di un banchiere ungherese, nasce a Budapest ma vive la sua gloria scientifica negli Stati Uniti dove è professore fino alla sua morte presso l’Institute of Advanced Study. Conservatore; convinto propugnatore della guerra, è tra i principali collaboratori nella creazione del primo computer digitale moderno, a lui si deve gran parte dell’architettura anche degli odierni calcolatori.

Insieme a Oscar Mongerstern è ricordato nelle scienze economiche per l’elaborazione della teoria dei giochi, estensione e miglioramento del teorema minimax (1928). Tale teorema prevede una strategia per minimizzare perdite massime in giochi a somma zero – ovvero giochi in cui le vincite di un giocatore sono uguali e contrarie a quelle di un secondo giocatore- e in giochi ad informazione perfetta, ovvero quei giochi in cui i contendenti conoscono perfettamente le strategie degli altri giocatori e le loro conseguenze.

Francisco Varela parla di John Von Neumann come di un “gigante intellettuale”, animatore impareggiabile insieme a Wiener delle Macy Conference, fucina di ingegni e luogo di ricerca in tutte quelle aree della conoscenza identificabili con l’appellativo di epistemologia sperimentale. La pluralità delle prospettive teoriche appare una delle qualità intrinseche della nascente disciplina cibernetica in particolare ma più in generale di tutte le scienze cognitive. L’interesse di von Neumann si focalizza sullo studio dei sistemi eteronomi, ossia determinati dall’esterno, al contrario di Wiener che studia i sistemi determinati dall’interno detti altrimenti sistemi autonomi. La principale caratteristica della cognition umana, secondo Von Neumann, è – tanto nei sistemi artificiali quanto in quelli viventi- l’ attività di problem solving. I sistemi eteronomi operano attraverso processi del tipo “input -output” e le loro relazioni sono esprimibili in una rappresentazione dell’ambiente. Di contro i sistemi autonomi sono caratterizzati da auto-produttività (il mondo non è separato dal sistema) e da chiusura organizzazionale. Varela (1985) tiene a sottolineare come il punto di vista eteronomo non escluda a priori quello autonomo e come il secondo non debba considerarsi necessariamente migliore del primo: “..il modo di evitare questa insidia sta nel vedere che questi due atteggiamenti, l’autonomia e l’eteronomia, non stanno l’uno con l’altro in un rapporto di opposizione logica” (Varela 1985, pg.157).

Se alcune scelte politico-strategiche, come per esempio lo studio per la realizzazione della bomba all’idrogeno, possono contribuire a dipingere un ritratto di von Neumann alquanto controverso (tanto da essere rappresentato caricaturalmente in un noto film di Stanley Kubrick, “Il dottor Stranamore” ), il respiro intellettuale della sua opera e i molteplici contributi interdisciplinari di altissimo livello fanno di lui un indiscusso genio dell’epoca moderna.

Alcune letture consigliate:

Israel, Gasca (1995) Il mondo come gioco matematico.John Von Neumann scienziato del Novecento, La Nuova Italia scientifica.

Bertrando, Toffanetti (1998), Storia della Terapia Familiare, Cortina.

Per una bibliografia ragionata e aggiornata all’agosto 2006 vedi a cura di Fioravante Petrone: Bibliografia commentata per una introduzione alla Teoria dei Giochi: http://www.diptem.unige.it/patrone/Biblio_commentata_intro_TdG.htm

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Stefano De Vecchi ha collaborato con varie testate giornalistiche.
Attualmente è laureando presso il Corso di Laurea in Scienze dell’Educazione dell’Università degli Studi di Bergamo.
Educatore presso il Reparto di Alcologia dell’Ospedale S.Marta di Rivolta d’Adda e presso la Comunità per tossicodipendenti ‘La Gasparina di Sopra’ a Romano di Lombardia, dopo anni di lavoro con l’handicap e con i minori in vari ambiti.
È iscritto al corso triennale di Counseling presso il Centro di Consulenza sulla Relazione di Bergamo.
 

John von Neumann ha sicuramente, nel panorama culturale scientifico internazionale, un ruolo di spicco per tutti i suoi contributi.
Grazie agli sviluppi apportati da questo figura, molte scienze sociali hanno avuto la possibilità di aprirsi a nuovi campi e filoni di ricerca improponibili prima.
In questa pagina verranno tracciati alcuni punti principali dei suoi contributi, cercando di dare un resoconto semplice e conciso dell’opera di uno scienziato che apportò nuove prospettive e nuove direzioni di sviluppo.

Biografia

Il Novecento è stato un secolo ricco di avvenimenti in vari ambiti dello sviluppo tecnologico con l’introduzione e l’avvento del linguaggio informatico e lo sviluppo delle teorie fisiche.
Un personaggio che ha costituito un pilastro portante nello sviluppo del pensiero cibernetico è John von Neumann, ungherese.
Agli inizi del Novecento Budapest rappresentava il centro politico e culturale d’Ungheria dove risiedevano la maggior parte degli intellettuali e delle famiglie aristocratiche.
La popolazione era costituita da famiglie ebree con una forte prevalenza di attività legate all’agricoltura in aree rurali, lontani insomma dal cuore ‘politico’ della società, dove prestò si sviluppò la scintilla della prima guerra mondiale.

John von Neumann nacque a Budapest il 28 dicembre 1903.
La madre apparteneva ad una agiata famiglia impiegata nel commercio di mezzi agricoli, mentre il padre era un avvocato che collaborava con le principali banche ungheresi.
La famiglia apparteneva quindi alla parte colta ed ebraica della città, dove il piccolo John ebbe possibilità di crescere in un ambiente ricco di stimoli.
Sin dai primi anni di scuola vennero a manifestarsi le doti matematiche di Janos che sotto la guida di prestigiosi docenti ebbe la possibilità di sviluppare ed approfondire i suoi interessi.
Grazie a matematici come Gabor Szego e Mihaly Fekete, suoi primi precettori nonché docenti universitari, entrò in contatto la tradizione matematica del suo paese, avviandosi così ad una promettente carriera.
Mente poliedrica ed onnivora, spaziava dalla scienza alla filosofia appassionandosi a tutto ciò che poteva offrirgli stimoli di riflessione.
Dopo il ginnasio, dal 1921 sino al 1925, frequentò l’Università di Berlino dove all’epoca insegnava meccanica statistica Albert Einstein e dove ebbe modo di seguirne i corsi.
Nel biennio successivo studiò ingegneria chimica al Politecnico di Zurigo, all’epoca prestigiosa sede di studi scientifici.
Nel 1925 presentò la tesi presso l’Università di Budapest e venne pubblicata in lingua tedesca qualche anno dopo su una prestigiosa rivista di matematica.
In quegli anni si sviluppano i rapporti fra la matematica e le altre scienze, cominciando a far incontrare fra loro gruppi di ricerca che ne indagare le connessioni. Fra questi spicca il prestigioso e ormai noto Circolo di Vienna, fondato nel 1925.
Proprio in questo Circolo, costituito da figure autorevoli, si indagavano gli aspetti filosofici della scienza e della logica, basandosi su lavori quali quelli di Mach, Poincaré e successivamente anche sull’opera del grande Ludwing Wittgestein.
Il progetto divenne in poco tempo la costituzione di una scienza unificata capace di dare risposte in termini differenti ad un unico quesito. Nacque, in quel periodo in cui si ricercavano i fondamenti comuni alle diverse scienze, il termine.
L’attiva partecipazione di von Neumann al Circolo di Vienna contribuì alla matematizzazione di alcuni aspetti dell’economia, cominciando così a fondere scienze e saperi, verso nuove direzioni di sviluppo.

La teoria dei giochi

Da sempre l’uomo ha avuto interesse per il gioco e per tutte le sue implicazioni.
Lo studio delle origini del gioco aveva trovato ampio spazio nel passato, ma è nel Novecento che riceve un contributo vitale.
Già nei secoli prima erano emersi i rapporti fra gioco, strategia e le loro applicazioni nella società; il secolo successivo non vide di buon occhio portando questo approccio, allontanando la possibilità di applicare princìpi matematici nelle scienze umane.
Questa frenata tuttavia non bloccò lo sviluppo di tale prospettiva. Si ricorda a tal proposito il lavoro di ricerca su un approccio alla teoria degli scacchi, che nel 1912 fu presentato da Zermelo al Congresso internazionale di matematica a Cambridge. Zermelo, attraverso un punto di vista prettamente formale, dedicava la sua attenzione a studiare i fattori che determinavano la partita indipendentemente dalle caratteristiche dei giocatori.
In antitesi, nel 1921 Borel invece rese questa teoria ‘più umana’, prendendo in considerazione i fattori cruciali del giocatore, quale ad esempio l’abilità, restituendo al gioco un valore più esteso.
I processi matematici non dovevano pertanto mirare all’esito della partita ma al percorso di costruzione dell’esito della partita.
Von Neumann aderì inizialmente al pensiero di Zermelo, ma la sua idea venne presto estesa prendendo in considerazione il giocatore e ritenendolo capace di poter prevedere le possibili strategie dell’avversario e di studiarne i singoli e possibili esiti: i giocatori, dunque, non più visti come elementi di matrici matematiche determinate, ma come soggetti ottimizzatori dei propri benefici, che rendono così minime le perdite.
Questo nuovo approccio poneva sotto una nuova luce la teoria dei giochi pur tuttavia tenendo ferma la logica formale, guardando quindi a un mondo misurabile dall’osservazione e dallo strumento matematico.

Un nuovo assetto politico

Da una parte l’avvento del nazismo in Germania, dall’altra la conoscenza di menti brillanti negli USA, portarono von Neumann a trasferirsi negli Stati Uniti, mantenendo pur tuttavia un contatto con l’Europa.
Dopo una situazione travagliata a livello familiare, ci fu per von Neumann un periodo, intorno agli anni ’40, di febbrile lavoro di ricerca e studio presso lo IAS, pur avendo ottenuto nei primi anni ’30 un incarico come professore presso il medesimo istituto.
La guerra era ormai alle porte e le grandi potenze diedero vita a gruppi di lavoro e di ricerca per lo sviluppo di nuove tecnologie militari, dove von Neumann ebbe un ruolo importante.
Nel 1937 ebbe definitivamente la nazionalità americana, portando avanti progetti di ricerca presso vari istituti.
Grazie allo sviluppo di differenti progetti di ricerca per il rafforzamento della sicurezza nazionale americana, von Neumann ebbe un posto di primo piano fra i vari ricercatori e scienziati dell’epoca.

Connessioni fra matematica e società

Il Novecento ha portato nuovi filoni di osservazione per tutti quelli che si occupano di scienze sociali.
L’allargamento degli ambiti di ricerca interdisciplinare favorirono nuovi stimoli per chi si occupava di problemi umani; l’avvicinamento definitivo di scienze apparentemente lontane contribuì all’apertura e all’ampliamento di nuove prospettive e campi di ricerca.
In questo periodo specialisti di discipline sociali cominciavano ad avvicinarsi alle scienze cosiddette esatte’ .
Il progetto di un’ economia matematica produsse dure critiche da parti della maggior parte degli economisti dell’epoca, rifiutando l’apporto di scienze non specialistiche ed inadatte alla diffusione di una conoscenza tecnica.
Von Neuman aveva proseguito i suoi studi tanto da estenderli all’economia e ai rapporti umani; il suo contributo alla matematizzazione delle scienze sociali tuttavia andò ben al di là delle teorie economiche.
L’incontro con varie figure dell’epoca molto prestigiose come Oskar Morgastern, John Nash, Kurt Godel, rappresentò per il fisico ungherese un momento di grande esposizione internazionale.
Collaborò a vari lavori di ricerca, ma il suo interesse era già su altre realtà. Intanto incombeva lo scoppio della seconda guerra mondiale.

L’uomo e la macchina

Dunque le diverse discipline cominciavano ad intessere un dialogo di sviluppo e di ricerca comune, tanto che alcuni studiosi matematici come Norbert Wiener e Julien Bigelow, con l’apporto del fisiologo Arturo Rosenbluth, iniziarono lo studio e l’osservazione fra analogie fra l’uomo e la macchina.
Il concetto di retroazione costituì un terreno di incontro, tanto che Wiener contattò varie personalità dell’epoca fra cui Gregory Bateson, antropologo di formazione, e il neuropsichiatria Warren McCulloch.
La rete di collaborazioni e il materiale di lavoro cominciava ad essere realmente comune e così anche gli articoli prodotti fra i vari ricercatori.
L’attenzione continua di von Neumann ai nuovi sviluppi tecnologici lo portò alla progettazione di macchine per il calcolo automatico, come ad esempio l’ENIAC (Eletronic Numerical Integrator and Calculator), una fra le prime produzioni pionieristiche di computer.
Lo sviluppo di forme di linguaggio parallelo a quello umano rappresentò in breve tempo per molti la ragione di dedicarsi al binomio uomo-macchina, portando lo sviluppo di molte discipline in questo nuovo filone di ricerca.
Terminata la seconda guerra mondiale, grazie all’appoggio della fondazione Josiah Macy, si tennero una serie di conferenze in merito ai meccanismi di retroazione e di sistemi circolari sia in ambito biologico che sociale.
La prima conferenza vide la luce nel marzo del 1946. Vi parteciparono tutti i nomi più importanti dell’epoca in varie discipline, compresi Gregory Bateson e Margaret Mead.
Questo nuovo territorio venne battezzato da Wiener con il nome di ‘cibernetica’ il cui significato letterale (dal greco) fa riferimento all’arte del timoniere, dunque di chi governa e controlla un sistema .

La fine di un grande pensatore

Il contributo di von Neumann allo sviluppo umano è cospicuo; grazie a lui e ad altri suoi contemporanei si sperimentò la possibilità di collegare le varie scenze, trovando un dialogo comune, un paradigma vasto che comprendesse molte realtà apparentemente lontane.
Von Neumann, dopo aver partecipato alle conferenze interdisciplinari della Macy Foundation ed essere stato riconosciuto e celebrato ovunque con varie onoreficienze, compresa la prestigiosa Medaglia della Libertà ottenuta nel febbraio del 1956 grazie alla partecipazione a vari progetti per il rafforzamento, durante la guerra, della sicurezza nazionale statunitense, si avviò presto al tramonto colpito da una grave malattia.
Ammalatosi di cancro alla fine del 1955, vide la sua situazione di salute aggravarsi notevolmente, tanto che nel 1956 fu costretto su una sedia a rotelle.
Sino all’ultimo fu partecipe di iniziative universitarie e collaborazioni che nascevano ormai in ogni parte del mondo.
La morte lo raggiunse l’8 febbraio del 1957 stroncando la vita di uno scienziato che aveva contribuito in maniera significativa allo sviluppo della conoscenza umana in ogni sua disciplina.

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