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La famille en désordre

giugno 10, 2006

La famille en désordre di Elisabeth Roundinesco
Fayard, Paris, 2002, pp. 250, € 18,00

Letto da Adriana Valle

L’autrice condivide la sua riflessione sulle perturbazioni che conosce la famiglia occidentale, che oggi appare soggetta a un grande disordine. Nuovi aggettivi sono comparsi per poterla descrivere nelle sue nuove forme: decostruita, ricomposta, monoparentale, omoparentale, riprodotta artificialmente.
La perdita dell’autorità del padre, la negazione delle differenze sessuali, il potere della donna nella procreazione, la rivendicazione da parte degli omosessuali di uno spazio per la filiazione sono tutti elementi che renderanno incapace la famiglia di funzionare? La famiglia sarà condannata e, con essa, la possibilità per ciscuno di disporre di un luogo dove crescere e costruirsi? Queste sono le domande chiave che l’autrice si pone.
D’altro canto l’acquisizione di un’eguaglianza dei diritti in materia di pratiche sessuali per le donne, per i bambini e per gli omosessuali ha portato non più ad un desiderio di rottura con la famiglia ma piuttosto ad una volontà di integrazione. La famiglia non è più oggetto di contestazione ma viene fortemente desiderata.
Utilizzando diverse prospettive disciplinari (antropologico, psicoanalitico, storico, letterario) Elisabeth Roudinesco dimostra come parlare di fine della famiglia significhi assumere un pensiero conservatore capace solo di evocare catastrofi presenti e future. Secondo l’autrice non stiamo assistendo alla fine della famiglia ma solo ad una sua trasformazione. La famiglia patriarcale è ormai entrata in crisi e lascia il posto a qualcosa di nuovo che assomiglia assomiglia di più ad “un’insolita tribù” paragonabile ad una rete senza una gerarchia chiara con una “struttura orizzontale e fraterna”.
Per comprendere meglio queste insolite tribù la Roudinesco si rivolge al passato per coglierne e meglio l’origine e il significato. L’operazione interessante dell’autrice è proprio quello di rendere più comprensibile la situazione presente della famiglia utilizzando uno sguardo retrospettivo che coglie i passaggi fondamentali dell’evoluzione della famiglia e con essa dei ruoli sessuali.
Per secoli la famiglia occidentale si è retta sulla sovranità divina del padre, incarnata simbolicamente dall’ordinamento politico della monarchia. È con la Rivoluzione Francese e l’abolizione dei privilegi della monarchia che si mette in discussione per la prima volta la figura del padre, inteso come re della famiglia. Nella famiglia borghese il padre cessa di avere poteri illimitati sulla donna e sui figli e diventa un “buon padre” capace di astenersi dall’abuso dei suoi diritti. Da una parte, il padre borghese, più simile a un “pater familias”, concede alla madre e alla maternità un posto considerevole, dall’altra , per arginare il rischio di ”un’irruzione del femminile”, cerca di mantenere la donna a casa. La donna deve essere prima di tutto una madre e come tale restare subordinata al marito come lo sono i figli.
È stato in questo contesto che Freud ha privilegiato il mito di Edipo per trarne un complesso adatto alla famiglia moderna occidentale. Con Freud la famiglia si definisce come luogo di relazioni psichiche incoscienti tra i suoi membri. È attraverso la necessità della rivolta del figlio contro il padre che Freud segna la fine dela famiglia patriarcale. Tuttavia il complesso di Edipo limita l’irruzione del femminile attribuendo alla “parte incosciente” la funzione che prima aveva la sovranità del padre. La differenza tra i sessi e tra le generazione viene cosi’ assicurata.
Il mito di Edipo contribuisce a fondare la nuova famiglia affettiva contemporanea, basata sui matrimoni d’amore e non più sui matrimoni combinati. La relazione coniugale si basa su una libera scelta tra figli e figlie e non più sulla volontà dei padri. Conseguenza inevitabile del matrimonio fondato sull’affettività è stato un crescente aumento dei divorzi.
È sempre nel diciannovesimo secolo che la famiglia borghese , basata sulla vita coniugale e privata, assegna un posto preponderante al bambino con l’effetto di “maternalizzare” la cellula famigliare.
Un terzo fenomeno riorganizzatore fu il nuovo potere acquisito dalle donne, capaci ora di dissociare il desiderio sessuale dalla procreazione attraverso la contraccezione femminile. Molti furono gli sforzi tesi a limitare questo nuovo potere delle donne, che venne visto come un elemento di rottura se non un pericolo per l’esistenza stessa della famiglia. Fu solo nel 1949 che una donna, Simone de Beauvoir, affermò per la prima volta che ci si può realizzare come donna senza essere madre.
Si assiste oggi all’interno della famiglia a nuovi cambiamenti, segnati dalle prime esperienze di omoparentalità e dai progressi dell’inseminazione artificiale.
Gli omosessuali, attraverso la rivendicazione della filiazione, rappresentano un doppio movimento , trasgressivo e normalizzatore ad un tempo. Da una parte, le unioni tra partner dello stesso sesso segnano la fine del principio delle differenza sessuale su cui si è sempre fondata la famiglia, dall’altra ne rivendicano una propria come qualcosa di desiderabile.
Attraverso la procreazione medica assistita diventa possibile per la prima volta nella storia dell’umanità sostituire l’atto sessuale con un intervento medico. Se con la contraccezione le donne hanno potuto conoscere il piacere senza il rischio di procreare, con la medicalizzazione della procreazione, possono decidere di costruire figli senza passare attraverso l’atto sessuale. In tal modo vengono messi in discussione due principi fondamentali dell’eredità giudeo-cristiana, alla base della famiglia moderna: l’idea che la procreazione sia il corollario dell’atto sessuale e l’idea che la paternità sociale non sia separabile dala paternità biologica.
Questi ultimi cambiamenti impongono che l’istituzione del matrimonio venga ripensato e rifondato in quanto gli antichi principi su cui si fondava sembra non funzionino più.
È a questo punto che l’autrice non parla della fine della famiglia ma apre la possibilità di immaginare una nuova famiglia tutta da reinventare.

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