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Clinica sistemica

ottobre 11, 2005

Clinica sistemica. Dialoghi a quattro sull’evoluzione del modello di Milano
di Luigi Boscolo, Gianfranco Cecchin, Lynn Hoffman, Peggy Penn.
Edizione italiana a cura di Paolo Bertrando
Bollati Boringhieri, Milano, 2004, pp. 360, € 30,00

Letto da Massimo Giuliani

Esce in Italia soltanto diciassette anni dopo un libro fondamentale, diciamo l’atto costitutivo del “Milan Approach”.
Parrebbe paradossale, o semplicemente bizzarro, che soltanto oggi vedesse la luce in Italia, dopo aver fatto il giro del mondo ed essere stato pubblicato in varie lingue dal 1987. Ma “Clinica sistemica” non si limita a colmare doverosamente un vuoto inspiegabile. Non è soltanto la traduzione di quel libro: è un libro “su” quel libro.

In breve: il modello milanese formulato da Luigi Boscolo e Gianfranco Cecchin conquistò i clinici di molti paesi non tanto attraverso gli scritti dei due autori (i quali non hanno mai amato molto scrivere, preferendo la trasmissione orale delle loro idee e la loro dimostrazione pratica sul campo), quanto piuttosto attraverso i loro viaggi e le visite a Milano di clinici, americani ma non solo, interessati al loro lavoro.
Nel 1987 uscì negli Stati Uniti “Milan Systemic Family Therapy”, raccontato a quattro voci dai due terapeuti insieme a Lynn Hoffman e Peggy Penn, tra le prime a innamorarsi del metodo che si sarebbe fatto conoscere nel mondo come “Milan Approach”. “Raccontato”, più che “scritto”, proprio perché è il resoconto di una lunga conversazione (alcune decine di ore di registrazione). Boscolo e Cecchin, ospiti della Hoffman e della Penn, commentano con loro dei videotape di sedute (condotte per forza di cose in inglese, lingua madre delle colleghe americane: dunque non sedute di via Leopardi, ma sedute di consulenza svolte per colleghi stranieri) ed è proprio dal lavoro che emergono tecniche e princìpi, che mai i due maestri milanesi hanno codificato o sostematizzato altrimenti.

Dice Paolo Bertrando nella prefazione (alla quale vi rimandiamo per un resoconto più puntuale sulle vicissitudini del metodo milanese nel mondo): “La terapia descritta nel libro può essere considerata il modello di Milano secondo Boscolo e Cecchin allo stato puro, nella sua versione più propriamente batesoniana”. Ma, appunto sarebbe ben strano che quel libro uscisse in Italia oggi, dopo che di acqua sotto i ponti ne è passata e dopo che lo stesso modello di Milano si è arricchito dell’apporto di quei terapeuti che l’hanno fatto proprio oltreoceano (tanto che già da un po’ si parla di “post-Milano” per intendere non un superamento, ma certo un ulteriore sviluppo di quel modo di lavorare). È per questo che, come detto, “Clinica sistemica” non si limita ad essere la traduzione di quel testo, ma racconta proprio l’acqua che è passata sotto i ponti in diciassette anni, dalla prima pubblicazione di “Milan Systemic Family Therapy”.

Una nuova “conversazione a quattro” (dialogano con Boscolo e Cecchin, oggi, Paolo Bertrando e Marco Bianciardi) chiude il libro e lo guarda a distanza, diciassette anni dopo, confrontandolo con concetti che oggi fanno parte del bagaglio di tanti terapeuti sistemici (vedi il “terapeuta non esperto”) e che, sebbene non sempre fossero espliciti in quel libro, certo in esso hanno alcune radici.

Tanto magmatico e dinamico è il modello milanese che ben difficilmente si può fissare in una fotografia: meglio un film, che possa raccontarlo in prospettiva, nel suo divenire. È perciò che “Clinica sistemica” è un libro fondamentale, ed è perciò che era importante che uscisse oggi. Il fatto, poi, che esca a pochi mesi dalla scomparsa di Gianfranco Cecchin è una ragione in più per considerarlo opportuno e benvenuto.

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